Collana Banyan | Sud-Est asiatico

 

La collana “Banyan”/Sud-est asiatico nasce dalla lunga esperienza del Polo scientifico-culturale Italia Vietnam, nucleo di associazioni rivolte allo studio e alla ricerca sul Việt Nam derivato dal Centro di Studi Vietnamiti –organismo fondato a Torino da Sandra Scagliotti e Nguyễn Văn Hoan, attivo sin dagli anni Ottanta. Il Polo e Anteo Edizioni, da tempo unite in una collaborazione volta a diffondere la conoscenza dei Paesi del Sud-est asiatico attraverso la lente della storia, del realismo e della riflessione, propongono la Collana Banyan – il cui nome evoca l’albero simbolo della nazione vietnamita – partendo dall’attenzione per questo straordinario angolo di Asia, s’aprirà ai paesi vicini, area oggi al centro di importanti trasformazioni. Incentrata peculiarmente sul Việt Nam, la sua storia, la sua cultura e la sua letteratura, la Collana intende indagare lo scenario socio-culturale e geopolitico dell’area, fra Storia e futuro. Inaugurata da una serie di volumi redatti e curati dalla vietnamista S. Scagliotti, la collana Banyan proporrà via via opere originali o traduzioni di opere (sempre nella più rigorosa trasposizione diretta dall’originale vietnamita).

IL LOGO | Una storia importante

 

Il 16 agosto 1945, prima di marciare verso la città di Tây Nguyên, per combattere i giapponesi, il comandante Võ Nguyên Giáp, officiò una sorta di cerimonia rivolta all’unità dell’esercito di liberazione, posta sotto il suo comando: “Poiché il tempo è maturo – disse –, a qualsiasi costo dobbiamo vincere per affermare l’indipendenza nazionale”. Era la consegna di Hồ Chí Minh. La cerimonia avvenne sotto un vecchio banyan e probabilmente, fu per caso. O forse, come a noi piace credere, non lo fu.

Il Banyan o Ficus benghalensis è infatti la denominazione comune di una grande pianta arborea, appartenente alla famiglia delle moracee. Peculiarità di questo albero sono le sue numerose radici avventizie – che scendono dai rami e si impiantano nel terreno, fornendo alla pianta sostegno – e una serie di fusti secondari che permettono una larga espansione ad ombrello del fogliame cuoriforme. Con il passare degli anni il fusto originario muore e l’albero si suddivide in tante parti, quanti sono i fusti secondari…

Il celebre vietnamologo Charles Fourniau ci ha fornito un’immagine assai evocativa di questo albero, paragonandolo all’essenza stessa della nazione vietnamita: contrariamente al concetto di nazione abitualmente in uso in Francia o in Italia, che metaforicamente potrebbero essere raffigurate da una quercia, con il tronco che porta i rami delle varie province, la nazione vietnamita sembra piuttosto evocare il banyan, i cui rami cadono a terra, mettono le radici e formano un enorme massa di alberi magnifici…

Percorrendo il territorio vietnamita lungo la strada n°1 – da Hà Nội all’estrema punta Sud di Cà Mau –, di pianura in pianura, si riscontrano accenti, canzoni e cibi che hanno ciascuno carattere particolare; nondimeno, è sorprendente constatare l’omogeneità del popolo vietnamita che, lungo i 3000 chilometri di coste, parla la stessa lingua, con qualche variante dialettale, condivide una storia millenaria e può risalire ad antenati comuni. Un’omogeneità rara, fatta di diversità e di un insieme di contraddizioni che pur tuttavia sono alla base dell’identità vietnamita e che niente, nel corso del tempo, ha potuto incrinare.

Perciò ci piace pensare che, per il generale, la scelta di officiare la cerimonia sotto il banyan non sia stata casuale. Giàp parlava le lingue delle minoranze del luogo, conosceva la diversità e al tempo stesso l’unità, delle genti del Việt Nam. Sulla base di quell’unità di popolo, si accingeva a realizzare, nel quadro della strategia della lotta per l’indipendenza nazionale delineata da Hồ Chí Minh, l’unità territoriale del Việt Nam. Niente, meglio di un banyan, poteva incarnare quell’intento.

Perché il banyan quale logo

 

Niente di più significativo per noi, dedicare questa collana editoriale al Việt Nam, innanzitutto in omaggio a un Paese che ha mostrato al mondo come indipendenza e libertà non siano mai merci barattabili; in secondo luogo perché il Việt Nam, con i suoi ambiziosi obiettivi in vari settori industriali e l’espansione di una classe media sensibile al richiamo dei prodotti “Made in Italy”, costituisce oggi un formidabile hub d’accesso agli altri Paesi Asean che qui ci interessa indagare.

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