In occasione di importanti anniversari inerenti alle relazioni fra Italia e Vietnam ed Italia e Cina, si sono svolti eventi, rispettivamente a Roma e a Firenze, che hanno rimarcato la direzione internazionale. Resoconti a cura del referente esteri dell’organizzazione Jean-Claude Martini, pubblicati in precedenza su CeSEM.
Un significativo 80° anniversario anche per il Vietnam: la vittoria contro l’imperialismo giapponese e la nascita della Repubblica Socialista
Giovedì 18 settembre l’ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam in Italia ha organizzato, al Palazzo Brancaccio di Roma, un evento celebrativo della Festa nazionale vietnamita, ovverosia dell’80° anniversario della sconfitta dell’imperialismo giapponese e della liberazione del Vietnam dall’occupazione nipponica, che ricorreva però il 2 settembre.
L’iniziativa è stata inoltre occasione, per l’attuale ambasciatore Duong Hai Hung, di salutare gli ospiti e gli amici presenti, avviandosi egli alla conclusione del suo mandato.
Tra il pubblico erano presenti ambasciatori e rappresentanti diplomatici di vari Paesi: Russia, Cina, Cuba, Belgio, India, Kazakistan, Repubblica Dominicana, Stati Uniti, Brasile, Myanmar, Malesia e qualche Paese africano.
Assai impressionante è stato il video della parata del 2 settembre ad Hanoi per contrassegnare l’inizio ufficiale della serata. Antecedente di un giorno alla manifestazione di Pechino, essa è stata forse colpevolmente trascurata dai media internazionali ma avrebbe meritato una copertura più ampia per l’unità e la forza che il Vietnam socialista ha dimostrato nel suo ottantesimo Giorno della Vittoria, come potenza regionale ormai consacrata dal suo sviluppo indipendente e autosufficiente e dalla sua politica conforme alle sue condizioni concrete.

Il discorso introduttivo del compagno ambasciatore, che ha menzionato i progressi ottenuti dal suo Paese sottolineandone a più riprese il carattere socialista e ha ben sintetizzato i paradigmi della sua politica estera di pace, amicizia e collaborazione, è stato seguito dall’intervento di Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy. Il protocollo diplomatico lo ha evidentemente visto “costretto” a complimentarsi anch’egli non solo per i successi del Vietnam in sé e per sé, ma anche a riconoscere i meriti del socialismo applicato dal Partito Comunista e dal governo di Hanoi, il che, vista la sua appartenenza politica, ha conferito un tocco di ironica comicità al suo discorso.
L’evento, conclusosi con un buffet svoltosi in un’atmosfera amichevole e rilassata, ha perlomeno visto una maggiore e più cospicua presenza italiana rispetto all’iniziativa organizzata in ambasciata ad aprile; SOCIT, CeSEM e Anteo Edizioni non hanno fatto mancare la loro presenza, servita come occasione per rafforzare i rapporti coi rappresentanti già conosciuti in altre occasioni, consolidando un lavoro estero già ben avviato e rodato, che rendono le nostre organizzazioni sempre più credibili e affidabili anche fuori dai confini nazionali, oltre che al loro interno.
55 anni di rapporti tra Roma e Pechino, verso il 76° compleanno della Cina socialista: due celebrazioni in una ad opera del Consolato fiorentino
Il Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze ha organizzato il 25 settembre un ricevimento con buffet e spettacolo artistico italo-cinese per il 76° anniversario della fondazione della nuova Cina e i 55 anni delle relazioni ufficiali tra i nostri due Paesi. Memorie di un’epoca in cui l’Italia era in grado di esprimere una linea di politica estera relativamente autonoma ma soprattutto lungimirante, e che trovò nella Cina popolare fondata e diretta dal Presidente Mao Zedong un amico fedele, un interlocutore rispettato e rispettoso e di lunga data: già prima del 1970, infatti, i primi contatti tra i nostri due popoli e i nostri due Paesi nell’era contemporanea possono essere fatti iniziare con la visita del dirigente del PCI Mauro Scoccimarro a Pechino nel 1956, dove fu ricevuto da Mao in persona. Ancora nel 1968, in piena Rivoluzione Culturale, ospiti graditi del Grande Timoniere furono Osvaldo Pesce e Dino Dini, dirigenti del Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista) poi confluito nel PRC nel 1991.
L’iniziativa di giovedì 25 settembre, che idealmente si pone di fatto in continuità col China Business Builder Day una settimana fa circa a Cesena condividendone la ricorrenza, ha visto la partecipazione di personalità di ogni strato del nostro Paese insieme a vari funzionari del Consolato e studenti cinesi, con l’organizzazione congiunta a cui hanno contribuito l’Istituto Confucio, il Conservatorio Cherubini e altre università e istituti culturali cinesi.

Il buffet sino-toscano è stato seguito da un’esibizione artistica sotto il titolo La voce dell’armonia, armonia nella diversità, preceduta però dagli interventi della Console, compagna Yin Qi, e dalla vicesindachessa del Comune di Firenze, Paola Galgani. Il discorso tenuto dalla prima ha spiccato non solo per sinceri e fraterni sentimenti d’amicizia verso il nostro popolo, ma anche per una convinta asserzione dei successi ottenuti dal popolo cinese «sotto la direzione del Partito Comunista» (tra cui ha menzionato un +5.3% nel Prodotto Interno Lordo insieme ai progressi che tutti conosciamo nell’ambito dell’industria, della scienza e della tecnica) e una menzione delle recenti commemorazioni, a Pechino, dell’80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese.
Lo spettacolo ha visto l’esecuzione di 18 tra canti e balli tradizionali, capolavori della musica classica italiana e occidentale (come il Valzer di Musetta della Bohème di Puccini e la canzone popolare partenopea Santa Lucia) e il canto patriottico cinese Io e la mia patria.
Non è passata inosservata la presenza, accolta con sentimenti amichevoli e fraterni, di Socialismo Italico (nella persona di chi scrive) e del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, le cui attività hanno conosciuto un nuovo impulso attivo e positivo.

